My Town: Origini


Un po’ di storia sulle origini della Citta’

I ritrovamenti nelle grotte della zona circostante Termini Imerese hanno consentito di stabilire che il sito fu abitato fin dalla preistoria. Di questo periodo, naturalmente non esiste memoria, e l’insediamento piu’ antico di cui si narra e’ datato 648 a.C., anno in cui gruppi di Calcidesi e Siracusani fondarono Himera, sulla destra del fiume omonimo. La nuova colonia entra nella storia nel 480 a.C., quando fu teatro di una famosa battaglia fra Cartaginesi e Agrigentini insieme a Siracusani ed Imeresi. La vittoria degli alleati consenti’ ad Agrigento di estendere il proprio dominio su tutta la zona e Himera fu ripopolata con elementi dorici. Questi ultimi furono autori del rilancio delle attivita’ commerciali ed artigiane della citta’, che visse cosi’ qualche decennio di prosperita’, fino al 408 a.C. In quell’anno una nuova spedizione di Cartaginesi si impossesso’ di Himera e la distrusse, costringendo gli abitanti superstiti alla fuga. Nel 407 pero’, gli stessi Cartaginesi, edificarono una nuova citta’, Thermai, sulla sommita’ di un promontorio in vista del magnifico golfo, nella quale furono accolti anche gli Imeresi. I Romani che, in seguito alla Prima Guerra Punica, si impossessarono della Sicilia, compresero il valore strategico del luogo, si preoccuparono di fortificarlo, aumentando cosi’ notevolmente l’importanza della citta’ che, nel corso del I secolo, fu elevata al rango di colonia romana dall’Imperatore Augusto aggiungendo al proprio nome Thermae Himerenses l’appellativo di “Splendidissima”. Intorno alla rocca fortificata si espanse adesso una citta’ grande e prospera, difesa da torri e mura munitissime e abbellita da ville ed eleganti edifici pubblici, dotata di foro, curia, basilica, anfiteatro, di un grandissimo stabilimento termale dalle salubri acque (della zona si favoleggiava che gia’ Ercole si fosse servito per rimettersi in forma) e di un imponente acquedotto che conduceva in citta’ le acque di una sorgente distante ben 7 km. La sua grandezza, offuscata nei secoli successivi, fu ripristinata con l’avvento della dominazione araba, grazie all’industriosita’ e alla cultura di questo popolo che ben comprese quello che la zona offriva, e che dunque, come ci testimoniano viaggiatori dell’epoca, fecero rivivere alla citta’ antichi fasti. Al subentrare dei Normanni, Thermae divenne citta’ demaniale, vantaggiosa posizione che mantenne quasi sempre anche nei secoli successivi. Rimase sempre un importante centro commerciale, grazie specialmente ad un’area portuale ben attrezzata, il cosiddetto caricatojo, che nel secolo XVI divenne la piu’ importante struttura di tal genere nella zona. Intanto continuava l’assestamento urbano. II cuore della citta’ era e rimane l’antico nucleo romano e poi arabo, ed intorno ad esso si espanse, anche fuori dalle mura, peraltro abbattute intorno al 1860 insieme all’antica fortezza. Il piano di fronte ad esso, il largo castello, divento’ cosi Piazza Duomo per via della presenza della Chiesa Madre, edificata nel XV secolo su avanzi di altre chiese ed in seguito ampliata e ammodernata. Dedicata a San Nicola di Bari, custodisce al proprio interno una grande croce dipinta dal maestro Pietro Ruzzolone (1484), tra i piu’ prestigiosi autori del XV secolo. Interessanti in particolar modo sono le vestigia di epoca romana, fra le quali ricordiamo i ruderi dell’Anfiteatro e dell’Acquedotto Cornelio. Quest’ultimo e’ interessante non solo per la sua lunghezza ma anche per l’innovativo uso dei sifoni che, specie quelli detto Barratina, si distinguono dagli analoghi sistemi per l’ardita concezione tecnica. Una menzione a parte meritano le acque termali (clorurosalsoiodiche a 43°). Furono per primi i Romani, con la notoria passione per i bagni, a edificare uno stabilimento, sulle rovine del quale, nel XVII secolo, sorse un nuovo edifico, cui fu annesso, nel XIV secolo, il Grand Hotel delle Terme, su un progetto neoclassico di Damiani Almejda. Nel 1800 venne fondata dal sacerdote Giuseppe Cipri’ la biblioteca comunale. Essa oggi possiede 93.000 volumi, 13 incunaboli, 150 manoscritti, 19 pergamene, 700 edizioni del XV secolo, 10 edizioni del XII secolo e una ricca collezione di scritti autografi di notevole interesse storico e letterario.